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"LEONIN", UN PICCOLO SCOMODO ANTIFASCISTA
Rodolfo Pellicella
comincia a far sentire la propria infantile ma (ne siamo certi) già imperiosa
e forse un po' estremista voce il 16 novembre 1914. Sua madre è toscana
e il padre, giunto a Milano da Frosinone, lavora all'ATM. La formazione
e la crescita di Pellicella avvengono fra casa, cortile e strada. Il contesto
preciso è il rumoroso, dissonante e vitalistico concerto di via
Orti, che si acquieta lentamente nella notte ma ricomincia prima di
ogni alba, quando si alzano per preparare la "schiscetta" le mogli degli
operai delle fabbriche. Dopo la scuola elementare entrerà nel mondo del
lavoro come tipografo, ma continua a studiare sino a frequentare la terza
commerciale serale. All'inizio degli anni
Trenta Rodolfo Pellicella, che allora "non ha precedenti o pendenze penali
e dal vicinato è conosciuto per persona onesta e laboriosa" e che, rimasto
disoccupato, aveva trovato lavoro come venditore ambulante di frutta e
verdura, con il suo coetaneo Carlo ed i loro amici si scoprono "comunisti":
non basta, intendono dar vita ad una cellula
di strada del partito. Il 30 novembre viene
condannato a cinque anni di confino, e viene tradotto
in Sardegna ad Ulassai, per
scontare la condanna. Giunto sull'isola l'11 dicembre, avrebbe dovuto
rimanervi sino al settembre del 1938. Parallela la vicenda dell'amico
Carlo, anche a lui il confino nel nuorese, ma a Tonara. Già
il 20 gennaio del nuovo anno, probabilmente con l'aiuto di qualcuno del
paese, si rivolge al Ministro dell'Interno con una richiesta scritta:
Il tono dello scritto
non è, probabilmente, il più adeguato ("immediatamente") per chi è nella
condizione di dover ottenere benevolenza, e poi forse non è chiaro che
sarebbe troppo comodo poter trasformare il confino ad Ulassai in "sorveglianza
speciale" a domicilio.
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