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Un
difficile matrimonio
<<Le
persone che sono qui ritratte nel giorno del loro matrimonio, avvenuto
nel 1929, sono i miei genitori, Battistina e Angelo. La loro storia è
molto singolare.
Mia mamma nasce nel 1900 e mio padre nel 1902 a Calvenzano, in provincia
di Bergamo.
Nel 1905 a mia mamma viene diagnosticata una malattia delle ossa che allora
era considerata incurabile e che le provocò la cancrena alla gamba
sinistra.
Mio nonno ebbe contro tutta l'opinione generale di parenti, amici e conoscenti,
quando decise di firmare il consenso all'amputazione dell'arto, che permise
a mia mamma di vivere, perché nella società contadina in
cui vivevano, non era concepibile che una persona da loro considerata
"disgraziata", potesse salvarsi: "Meglio che muoia
",
dicevano, "
che te ne fai di una mezza donna?".
Il nonno venne così emarginato e costretto a dimettersi dalla presidenza
della cooperativa agricoltori che lui stesso aveva collaborato a fondare.>>

<<Gli
anni passano e mia mamma cresce sana e robusta; collabora con tutta la
famiglia, dopo la morte del padre, ai lavori contadini, senza risparmiarsi
nella dura fatica dei campi.
Intanto mio padre si innamora di questa bella ragazza che, malgrado le
sue condizioni fisiche, gli fa perdere la testa; contrastato dai suoi
famigliari che non vedevano in lei la donna adatta, perché "disgraziata".
Contro il volere di tutti decidono di sposarsi e siamo così arrivati
nel 1927, quando il diavolo decise di metterci la coda.
Eh sì, perché mio padre, che durante la raccolta del grano
lavorava sulla macchina trebbiatrice, ebbe un brutto incidente mentre
inseriva i covoni di grano nella macchina, un brusco movimento lo fece
scivolare e la gamba destra finì negli ingranaggi e gli venne letteralmente
strappata. Miracolosamente riuscì a sopravvivere.
Fece lunghe degenze e riabilitazioni per imparare ad usare l'arto artificiale,
che consisteva in un gambone di legno legato al corpo con cinturoni e
cinghie.
Così lui senza gamba destra, lei senza la sinistra, una mattina
di febbraio del 1929, durante la prima messa, alla sola presenza dei testimoni
(che erano: per mia mamma il sacrestano e per mio padre un lontano cugino),
si sposarono soli come cani, perché nessuno acconsentì a
questo matrimonio fra "disgraziati" che, a detta di molti e
nell'ignoranza più totale, avrebbero generato solo figli senza
gambe !!!
Il pranzo di nozze venne loro offerto dal parroco del paese e il viaggio
di nozze consistè nel venire a Milano a trovare un cugino, andata
e ritorno in una solo giornata.>>
<<Dal
1930, anno della nascita della loro prima figlia, che purtroppo morì
dopo poche ore, al 1943, anno della mia nascita, di figli ne nacquero
ben 5, me compresa; io sono l'ultima nata, e venni al mondo al nostro
paese di origine, Calvenzano (Bergamo), dove i miei genitori vivevano
come sfollati dopo che i bombardamenti su Milano distrussero la loro casa
in città.
Infatti mio padre, negli anni precedenti la guerra, era riuscito ad avere
come grande invalido un lavoro in qualità di guardiano delle biciclette
dei dipendenti di una grande fabbrica di cucine e fornelli a gas.>>
<<Le
sofferenze, non solo fisiche, non hanno mai scalfito l'unione fra queste
due persone (per me fantastiche) che, ancora oggi, rimpiangendole, mi
rendono forte verso le avversità della vita ricordando gli innumerevoli
episodi di tribolazioni e avversità che loro hanno sempre superato
con fermezza e amore.
Per raccontare interamente la loro vita e le loro vicissitudini, dovrei
avere l'abilità di una scrittrice e la sintesi giornalistica, doti
che non ho, quindi vi ringrazio dell'occasione che mi avete dato per ricordare
ulteriormente i miei genitori e spero di non essermi dilungata troppo.>>
Amalia Rosa
Messaggi
(Questa
storia ci è stata spedita da Debora e Fabrizio, nipoti degli sposi
del racconto).
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