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storie
Le
squadre del Mondiale...lombardo
(il
testo della puntata di MUVI del 17 marzo 2002 -
si ringrazia per la collaborazione Federica Villa)
1/ Il Fanfulla
<< MUVI: Oggi
parleremo della squadra di Lodi, il Fanfulla, e andremo prima della Seconda
Guerra Mondiale; e poi andiamo alla Pro Patria che risulta in schedina
nei primi anni subito dopo la prima guerra mondiale.
Per raccontarci del Fanfulla abbiamo in linea Aldo Papagni, caposervizio
del Cittadino di Lodi, un giornalista che si occupa di sport.
MUVI: l'epopea
del Fanfulla, i suoi anni d'oro risalgono addirittura prima della guerra
Aldo Papagni:
"Sì, il Fanfulla approdò in serie B nel 1938 dopo uno
storico spareggio giocato a Pavia con il Piacenza,
vinto a 2 a 1 con una doppietta di Longhi in rimonta nel finale. Fu un
evento quasi epocale, perché in quell'occasione ci fu addirittura
un'autentica migrazione, più di mille tifosi, nel 1938 non era
certo abituale - con quattro autotreni, vetture private e soprattutto
tante biciclette che raggiunsero Pavia per quell'evento (Lodi-Pavia erano
circa 36/37 km, ma allora c'era gente che andava a lavorare da Lodi a
Milano o in Brianza
) - il Fanfulla restò in B."
MUVI: il sesso
del Fanfulla?
Aldo Papagni:
"E' maschile. Il Fanfulla. Il nome deriva dal guerriero Tito Fanfulla
che partecipò, secondo la storia o la leggenda, alla disfida di
Barletta contro i Francesi
. Dicevo che il Fanfulla restò
in serie B per dieci anni; ci ritornò dopo la parentesi di una
sola stagione in C dal 1949 al 1954. Praticamente dal 1938 al 1954, il
Fanfulla giocò sempre in serie B, compresi i campionati di guerra
(1944 e 1945) che erano campionati misti di serie A e B. Ottenne un sesto
posto come miglior piazzamento di sempre nella storia della società
e retrocesse a seguito di una penalizzazione di cinque punti rimediata
per il presunto tentativo di comprare il portiere dell'Alessandria. Una
partita che poi sul campo avrebbe comunque vinto; e le cronache dell'epoca
sono piuttosto romanzesche sulla vicenda. Si narra di una trappola che
con l'aiuto della polizia i dirigenti federali tesero al presunto mediatore
di quella vicenda, un certo Eugenio Gaggiotti: venne atteso nella casa
del portiere dell'Alessandria una sera d'inverno e quando il Gaggiotti
si presentò venne arrestato e fermato dalla polizia. Al momento
di salire sulla macchina raccontano le cronache si buttò fuori
dallo sportello e fuggì nella nebbia, venne rintracciato alla stazione
dai tifosi dell'Alessandria, poi chiese aiuto alla polizia ferroviaria
che ignara di tutto lo aiutò a prendere il treno per Milano. Poi
alla fine dopo mille vicende si arrivò a questo verdetto.
Ai tempi i calciatori di serie B non erano certo privilegiati nelle remunerazioni
come lo sono ora, tra l'altro non si è mai chiarito fino in fondo
se questo tentativo di corruzione ci fu oppure no. Fatto sta che con quei
cinque punti di penalità - nonostante una grande rimonta nella
fase finale del campionato- per un solo punto la squadra retrocesse e
da allora crollò tutto il castello
anche se poi tornò
in serie C negli anni '60 e '70. Quello dell'episodio rocambolesco era
il campionato del 1953-54.
Il Fanfulla non è mai stato in serie A al massimo in serie B."
MUVI: erano
veramente dilettanti questi giocatori?
Aldo Papagni:
"C'era una sorta di semi-professionismo. In serie B in quegli anni
erano già praticamente quasi professionisti anche perché
non tutti erano lodigiani, molti venivano da altre regioni in Italia anche
quel tempo e certamente non erano professionisti ricchi come quelli attuali.
Insomma, ci campavano con il pallone ma non abbastanza per diventare ricchi."
MUVI: lo stadio
come si chiama?
Aldo Papagni:
"Si chiama Stadio comunale, anche se un'intitolazione ufficiale non
c'è, ma generalmente lo si chiama Stadio della Dossenina dal nome
di una vecchia cascina che stava davanti alla zona dove lo stadio venne
costruito nel 1921."
MUVI: il Fanfulla
dove è adesso?
Aldo Papagni:
"Il Fanfulla milita nel campionato nazionale dilettanti, la serie
D, e gioca ancora al Dossenina che ha subito nel corso degli anni dei
ritocchi ripetuti. Però, il terreno di gioco, l'area, è
ancora quella del 1921. Non è il primo campo dove il Fanfulla ha
giocato. Il Fanfulla è stato fondato nel 1908 e quindi ha giocato
su un altro terreno di gioco, quasi in quello che ora è il centro
della città e quello che allora era semiperiferia. Dopo si trasferì
all'esterno sulla strada per Pavia, un segno del destino, e questo stadio
rimane tuttora lo stadio della squadra."
MUVI: Il Fanfulla
ha avuto un rigurgito di notorietà negli anno '80 quando era ritornato
in C
Aldo
Papagni: "Era ritornato in C e addirittura in C1 e per una stagione
importante, perché in quella stagione in C1 c'erano squadre come
Brescia, Parma, Bologna che negli anni successivi sarebbero approdate
tutte, in successione, alla massima serie. Addirittura per il Bologna
fu quello l'unico anno che militò in serie C e arrivò a
Lodi nella prima giornata di campionato e anche quella fu un po' un'occasione
storica di affrontare il Bologna dei sette scudetti in campo di casa.
Finì 3 a 2 per il Bologna, fu una grande partita anche lì
con grande presenza di pubblico. Purtroppo poi la situazione diventò
negli anni un po' compromessa: difficoltà di gestione
adesso
la quadra milita dignitosamente però è un campionato che
non è un campionato professionistico e questo manca un po' alla
città."
MUVI: qualche
nome prestigioso che ha vestito la casacca del Fanfulla? Ricordiamo qualche
nome?
Aldo Papagni:
"Intanto vorrei ricordare che la casacca del Fanfulla è bianca
e nera a strisce verticali, come la maglia della Juventus. Tant'è
che nell'epoca dell'anteguerra i giocatori venivano chiamati "gli
striscioni". Fortunatamente si è perso questo soprannome che
francamente non è molto brillante.
Diciamo che il giocatore assurto a maggiore notorietà è
Gianpiero Marini (che giocò anche all'Inter dopo essere passato
dal Fanfulla al Varese), che fu campione del mondo in Spagna nel 1982
e che esordì a sedici anni nel Fanfulla. Lui è lodigiano
puro sangue. Ma ci furono tanti personaggi. Alcuni approdarono in nazionale.
Uno su tutti ricordato con molto affetto dai vecchi tifosi lodigiani,
entrato un po' nella storia del calcio cittadino, è Egidio Capra
soprannominato Mao, abbreviazione di Maometto. Il soprannome gli veniva
dal colore olivastro della pelle, quindi aveva questo viso piuttosto scuro
era un'ala destra velocissima che debuttò nel Fanfulla a 16 anni
e poi passò al Milan.
Mao, tra l'altro, era un personaggio speciale che amava la musica e a
fine carriera incise dei dischi e si portava sempre appreso una chitarra.
Il CT Pozzo, il grande Pozzo due primi titoli mondiali, lo apprezzava
e lo convocò in nazionale, proprio la nazionale che preparava il
campionato di Francia e che avrebbe poi vinto e in un'amichevole proprio
con la Francia al Parco dei Principi nel 1936 sbagliò un goal incredibile
a porta vuota e il Pozzo lo ringraziò, lo saluto e lo sostituì
con Biavati, ala del Bologna. Finì così la sua carriera
in nazionale e continuò a giocare nel Milan, ma purtroppo si giocò
la possibilità di diventare campione del mondo e tutto in pochi
secondi per un goal sbagliato.
Il Fanfulla ha avuto oriundi e anche stranieri e il più bravo di
tutti sicuramente fu un giocatore della nazionalità abbastanza
incerta, nel senso che era un apolide formalmente, si chiamava Lazlo Zoche
e giocò parecchi anni in serie A con l'Udinese. Era nato in Cina,
arrivò in Italia dall'Ujpest Dozsa (squadra magiara piuttosto quotata),
giocò nel Fanfulla due o tre stagioni con buoni risultati in serie
B, poi finì addirittura in Colombia per una stagione, ma a quel
tempo - e parliamo dell'immediato dopoguerra - andare in Colombia sembrava
andare in un altro mondo anche calcisticamente, poi tornò in Italia
e lì costruì la maggior parte della sua carriera in serie
A e B nell'Udinese lasciando buoni ricordi; era un centrocampista offensivo."
Telefonata: ho vissuto a metri
dal bar che Mao gestiva. E Mao ha fatto una fine tragica perché
era amato da tutta Lodi, sono quegli uomini che quando camminano lasciano
sempre il segno, lui cantava e andava in giro e dal ritorno da una di
queste sedute a qualche osteria fuori porta, cadde in un fosso con il
motorino e lo trovarono il mattino e lo portarono all'ospedale di Lodi;
si spense dopo una lunga agonia e le figlie mi dicevano "papà
si è spento come una candela". Questo qualche anno prima del
1959.
A proposito di quel famoso goal che sbagliò a porta vuota, io ho
sentito una conferenza nella quale con lui c'erano anche Meazza e Rovelli
della Gazzetta dello Sport, avvenuta più di quaranta anni fa. Durante
questo incontro Meazza gli disse "Tu caro Egidio ti stai torturando
per quel goal, e non era tanto facile perché io ti tirai quel pallone
e tu di testa lo buttasti sopra la traversa
in porta c'era un portiere
che metteva paura
" si cercava di lenire il suo dolore.>>


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