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C'era una volta il Popolare. Le vicende dell'Albergo Popolare.
(di
Gianfranco Pugni)
<<Davvero
"popolare" fu quell'albergo sorto a Porta Genova, proprio nelle vicinanze
della stazione ferroviaria rivolta verso le campagne poste al sud di Milano.
Affacciato sulla Conca del Naviglio su una superficie di 2.200 mq. l'edificio
era in grado di accogliere giornalmente più di 500 persone ospitate in
stanzette.
A partire dalla posa della prima pietra, avvenuta il 6 giugno 1899, il
"Popolare" di Milano assumerà nella memoria collettiva dei milanesi un
significato simbolico in grado di testimoniare il travagliato e spesso
drammatico cammino dei due secoli a noi più vicini.
Il Popolare, all'angolo fra via Marco D'Oggiono e la scomparsa via Olocati
(oggi via Conca del Naviglio) venne inaugurato il 18 giugno 1901.
Se al termine dell'800 l'aumento della popolazione milanese si manteneva
con una certa costanza intorno alle 10.000 unità annue, già nel 1907 la
tendenza all'inurbamento si manifestò con un vigore prima sconosciuto
raggiungendo i 20.000 nuovi cittadini.
Nel 1913 i nuovi arrivi furono quasi 29.000, mentre, nel 1927, si raggiunse
il record di quasi 46.000 nuove presenze. Insomma,
a partire dal 1873 (anno di inizio delle rilevazioni statistiche attendibili)
e fino al 1914, Milano accrebbe la sua popolazione di ben 383.000 unità.
Questo incremento fu causato per i suoi quattro quinti dal flusso immigratorio.
Di fronte a un fenomeno di tali proporzioni, che riguardò tuttavia anche
maestranze occasionali, specializzate o spiccatamente artigiane, la municipalità
si scoperse impreparata, soprattutto se si pensa che già agli albori del
suo verificarsi, l'Ingegnere e urbanista Federico Toni scriveva nel 1887
"Milano che conta tante istituzioni di beneficenza e previdenza, mancava
però di Asili Notturni o Dormitori pubblici. E non è opera umanitaria
dar ricovero ai miseri che pernottano sulle pubbliche vie o che sono costretti
a rintanarsi in quelle luride locande da cui è bandito ogni più elementare
concetto di igiene, pulizia, e decenza?"
Luigi
Buffoli (1850-1914) pioniere della cooperazione di consumo in Italia,
raccogliendo con l'ideazione dell'Albergo Popolare la sfida lanciata dalle
nuove circostanze ebbe così a notare nel gennaio 1899 sul bollettino dell'Unione
delle Cooperative "Il Nostro Giornale": "Milano sarà una delle prime città
dell'Europa continentale che vedrà sorta, al sorgere del nuovo secolo,
una delle migliori manifestazioni di civiltà".
La realizzazione delle idee di Buffoli fu facilitata dalla fiducia che
circondava l'iniziativa cooperativa, basti pensare che in Lombardia si
contavano nel 1901 ben 408 imprese cooperative, una ogni 10.625 abitanti.
L'1 giugno 1899, circa due anni prima dell'inaugurazione del "Popolare",
risultavano così già raccolte, in buona parte a titolo di sottoscrizione
azionaria, 300.000 Lire dell'epoca.
Tramite i suoi 1600 azionisti la società anonima cooperativa a capitale
illimitato "Alberghi Popolari", reperì in un secondo tempo un capitale
di ben 410.000 Lire suddiviso in azioni dal prezzo di Lire 100 cadauna,
alienabili e rimborsabili; a queste ultime si aggiunsero altre 55.000
Lire frutto di donazioni o elargizioni (10.000 lire furono donate dal
Re Umberto I, 25.000 Lire dalla Cassa di Risparmio di Milano). Il terreno
per l'edificazione dell'opera costò in tutto 62.350 Lire. il costo totale
dell'albergo, arredi compresi, fu di 423.000 Lire. Dal canto suo la società
Edison si fece carico gratuito delle spese relative all'elettrificazione
dell'albergo, impianti compresi. E la Duchessa D'Aosta donò le sue brave
100 Lire.
L'organo deliberativo della Società Cooperativa, l'Assemblea Sociale,
garantiva ai soci il medesimo potere di voto indipendentemente dal numero
delle azioni sottoscritte. Altri organi dirigenti e ispettivi delle funzioni
sociali erano nell'ordine il Consiglio di Amministrazione (7 membri),
i sindaci, i probiviri, e, infine, la stessa Direzione dell'Albergo che
pure partecipava alle sedute consiliari. Le retribuzioni dei consiglieri
e dei sindaci venivano fissate annualmente dall'Assemblea, i probiviri
prestavano la loro opera gratuitamente.
Nei
progetti di Buffoli, l'Albergo Popolare, tutto doveva essere tranne che
un semplice ricovero per diseredati, tant'è che per tenere fede ai dettati
sociali, e per via della situazione d'estrema emergenza assistenziale,
la Società Cooperativa Alberghi Popolari provvide già nel 1905 all'edificazione
del ben più modesto (e a buon mercato) Dormitorio di via Colletta (dal
1922 intitolato a Luigi Buffoli), a Porta Romana, capace inizialmente
di circa 400 posti letto. Le tariffe dei due servizi -a gestione separata-
erano di gran lunga esplicative, basti accennare al fatto che mediamente
una stanzetta del "Popolare" costava tre volte il prezzo di un letto affittato
al Dormitorio di via Colletta.
L'Onorevole Federici, socio della Cooperativa, intervenendo all'Assemblea
Straordinaria dei soci tenutasi il 6 luglio 1921 allo scopo (non ottenuto)
di deliberare la completa separazione tra i due "istituti" fece notare
che "Non vi è una differenza economica ma soprattutto psicologica fra
i ceti degli ospiti dell'Albergo e quelli del dormitorio, essendo i primi
disposti a fare un maggior sacrificio pecuniario pur di stare in un ambiente
più decoroso, mentre gli altri, anche se forniti di maggiori mezzi si
adattano alle più modeste risorse del dormitorio, sentendo minore dignità
di vita". Data la differenza di prezzo, che si rifletteva anche sui servizi
accessori (bagni, docce, ecc.) i due edifici si caratterizzarono
ben presto per la diversità della loro clientela (quella del "Popolare"
rigorosamente maschile).
Il Dormitorio si distinse perciò come luogo frequentato abitualmente dai
"senza fissa dimora", individui certamente vicini oppure totalmente immersi
nello stato di povertà.
Bisogna tuttavia ricordare l'esistenza di una quota di frequentatori del
dormitorio sottoposta all'obbligo di firma da parte delle autorità di
polizia, quota che dopo l'ascesa del Regime comprese anche un certo numero
di oppositori.
L'Albergo Popolare, volutamente molto più confortevole del Dormitorio
che a partire dal 1922 prese il nome di Buffoli, venne così dotato di
un certo numero di servizi, anche "educativi" collocati al piano terra.
Tra i più importanti si elencano una biblioteca fornita di giornali, una
hall di ritrovo (o sala da fumo) fornita di bar e giochi di società (le
bevande alcoliche furono permesse oppure vietate a tempi alterni).
L'utilizzo degli spazi sociali del "Popolare" raggiunse l'apice quando
si tennero una serie di concerti musicali. Oltre alla cucina fornita di
spaccio a prezzi controllati (dove gli ospiti potevano cucinare le pietanze
utilizzando mezzi forniti dall'albergo) i servizi spiccatamente alberghieri
-collocati nel semi interrato e in un piccolo fabbricato adiacente all'albergo-
comprendevano anche un guardaroba fornito di 600 armadi, una lavanderia-stireria,
un deposito bagagli, uno spogliatoio, un servizio di bagni e docce a pagamento,
un servizio di barbiere e, infine, uno di calzolaio.
Il regolamento dell'Albergo Popolare, pena l'espulsione dei trasgressori,
prevedeva l'accesso alle camere ai soli uomini e al solo scopo di dormirvi.
Alle 9 in punto del mattino le camere -tutte poste ai piani superiori-
dovevano perciò risultare sgombre e isolate dal resto del sottostante
fabbricato tramite la chiusura di due appositi cancelli. L'accesso alle
stanze dell'albergo veniva consentito ad intervalli di 15 minuti a partire
dalle 19 del pomeriggio. Dalle 24, fino alle 9 del mattino l'accesso alle
camere (che comunicavano fra di loro per via dell'assenza di un soffitto
proprio) veniva però liberato da ogni restrizione.
I biglietti d'ingresso giornaliero avevano validità fino alle h. 18 del
giorno successivo all'acquisto; presso la biglietteria dell'albergo, aperta
a qualsiasi ora, era tuttavia possibile l'acquisto di biglietti settimanali
a prezzo scontato.
Non vi erano particolari limitazioni per quanto riguardava la durata dei
singoli soggiorni individuali, tanto è vero che presto si formò una "affezionata"
clientela; proprio a quest'ultima, per dare un esempio, si rivolse il
saluto di quel Direttore che nel 1944 licenziò a malincuore i suoi habitué
di lungo corso per consegnare l'Albergo Popolare alla Direzione dell'Ente
Assistenza Profughi.
Secondo stime effettuate durante l'esercizio 1904-5 risultavano, infatti,
un centinaio di persone che vantavano una frequentazione continuativa
superiore ad un mese di pernottamenti. Nel corso della stessa gestione
annuale la media giornaliera delle presenze registrate toccò le 417 persone.
Nel
corso dei suoi 67 anni di funzionamento l'Albergo Popolare modificò giocoforza
la composizione della sua clientela e, a volte, persino le sue funzioni
in ragione di circostanze belliche (l'Albergo, trasformato in ospedale
di guerra, fu affittato all'autorità militare dal 1916 al 1919) tuttavia
è dato a sapere che dal luglio 1901 a tutto il 1908 l'albergo diede ospitalità
a ben 1.184.586 persone fornendo nel contempo 70.699 bagni e 13.631 docce.
Con l'avvento della ricostruzione postbellica, la seconda rivoluzione
industriale sancì l'inizio di una decadenza che allontanò definitivamente
il Popolare dallo spirito accarezzato dal Buffoli.
Più che i piccoli commercianti di passaggio, gli artisti di strada o le
maestranze avventizie, il Popolare si fece via via sempre più ospitale
nei confronti delle fasce di marginalità che la dimensione della metropoli
in tumultuosa espansione generava.
Il vecchio edificio in stile vagamente vittoriano esaurì i suoi compiti
nel 1968, anno del suo abbattimento. >>

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