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Le tappe fondamentali della Campagna di Russia Il 22
giugno 1941 inizia l'operazione Barbarossa: l'attacco tedesco all'URSS.
I tedeschi erano convinti di potercela fare in cinque settimane. Nell'estate
del '41 Mussolini invia il CSIR, il Corpo di Spedizione Italiano in Russia
(poi ARMIR) di circa 60.000 uomini. In agosto gli italiani sostengono
i primi scontri. Si dimostrano subito in svantaggio sia come qualità
che come quantità degli armamenti e dei mezzi di trasporto: i carri
armati sono inadeguati alle caratteristiche delle rotabili, l'artiglieria
era retaggio della guerra italo-turca e della prima guerra mondiale. Il 2 ottobre i tedeschi riprendono l'avanzata verso Mosca. L'8 ottobre viene occupata Orel, poi Kalinin sulla strada di Mosca-Leningrado. Sotto la pressione tedesca, il maresciallo Timosenko ritira le sue truppe su di una linea a 65 chilometri ad occidente di Mosca. Il 19 ottobre Stalin proclama lo stato d'assedio nella capitale. L'ordine del giorno è difendere Mosca fino all'ultimo. E sebbene la città sia circondata da tre lati e bombardata dall'aria, i russi resistono all'avanzata tedesca. Le truppe italiane mancano di viveri e scarpe adeguate. Il morale delle truppe è a terra. All'inizio di dicembre il gelo diventa insopportabile. Nel febbraio 1942 nuovi contingenti italiani vengono inviati sul fronte russo. I tedeschi decidono di procedere verso Leningrado e di conquistare la Crimea e occupare Stalingrado e il Caucaso fino al confine turco. In primavera e in estate riprende l'offensiva tedesca e a maggio la Crimea è conquistata, tranne Sebastopoli. L'esercito tedesco marcia alla volta del Caucaso. . Nel luglio del 1942 arrivano in Russia altre unità italiane: l'ARMIR, la 8a Armata Italiana in Russia, al comando del generale Italo Gariboldi, costituita da 229 mila uomini male attrezzati. Inizialmente l'ARMIR ha il compito di conquistare Stalingrado, mentre altre divisioni tedesche avanzano verso il Caucaso. Gli obiettivi e i piani militari dei tedeschi vengono tenuti segreti agli alleati, mentre i tedeschi esigono rapporti dettagliati da parte degli italiani. La notte del 24 agosto 1942 si svolge l'assalto del Savoia Cavalleria nella steppa di Isbuscenskij: seicentocinquanta cavalieri italiani si scontrano contro duemila siberiani, respingendoli. Nel settembre 1942
ha inizio la battaglia di Stalingrado. I tedeschi assediano la città,
ma alla metà di novembre sono accerchiati dalla controffensiva
sovietica. Lo schieramento italiano si estende lungo il Don per ben trecento
chilometri. Le truppe sovietiche sono imponenti e ammassate contro i punti
deboli del fronte. Il 16 dicembre i russi sferrano l'attacco decisivo.
Le divisioni italiane, male armate, in disperate condizioni fisiche e
prive equipaggiamento adatto ai rigori del clima, resistono per quattro
giorni ai colpi della fanteria motorizzata russa, dei reggimenti corazzati
e dei MIG, i caccia sovietici. Dopodiche gli italiani arretrano e creano
una linea di difesa alcuni chilometri più a sud. Il 19 dicembre del '42 viene dato alle truppe italiane l'ordine di ripiegamento. Ha inizio la drammatica ritirata dell'Armir. A metà gennaio sul Don anche il corpo d'armata alpino e la divisione Vicenza si sfasciano. Ma i soldati devono attendere l'ordine di ripiegamento direttamente dagli alti comandi tedeschi. Il 26 gennaio, in piena ritirata, a Nikolajevka c'è una sanguinosa battaglia per aprirsi un varco nello sbarramento sovietico: muoiono dai quattro ai seimila soldati. Gli italiani riescono a penetrare attraverso le difese russe e proseguono la ritirata.
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