Le storie di MUVI
     
 

 

Domenica 23 novembre 2003 MUVI ha organizzato con la Circoscrizione n° 1 Rondò Torretta di Sesto San Giovanni presso il Circolo Arci Torretta di Via Bergomi una raccolta di immagini e memorie. Alcune delle immagini sono visibili nella mostra Una giornata al quartiere Rondò-Torretta. Molte delle persone che abitano o hanno vissuto nel quartiere ci hanno raccontato storie e ricordi familiari.

 

La famiglia Macchi

 



Clara e Augusto Macchi

 

Questa è la storia di Renzo Macchi e della sua famiglia.
I genitori di Renzo erano toscani. Il padre Augusto era di Vibona e Clara, la madre, era originaria dell'Isola d'Elba.
Vivevano a Piombino, dove negli anni '20 avevano un negozio di chincaglierie. Qui ebbero i primi quattro figli. La famiglia Macchi si trasferì al nord per motivi politici: avevano ospitato un amico anarchico, uno studioso, e la polizia durante un'ispezione trovò alcune lettere di questo amico. Fu così che Augusto Macchi si fece 4 mesi di carcere nel '27: questa fu la causa della chiusura del loro piccolo negozio. Augusto, Clara e i quattro figli si trasferirono a Cinisello e poi a Sesto S.Giovanni. Qui Augusto trovò lavoro alla Breda: inizialmente fece il gruista, poi divenne impiegato e si occupò delle strutture per i dipendenti, come i sanatori e le colonie
.


Nel 1943 i Macchi presero residenza a Sesto, in via Bergomi 8, in una casa popolare, destinata agli operai della Breda: è l'edificio noto ai sestesi come il Palasün. A loro venne destinato un appartamento di tre locali, perché nel frattempo erano nati gli altri quattro figli, tra cui Renzo, che ci ha raccontato la storia.

Le precarie condizioni di vita durante la guerra spinsero molti sestesi a sfruttare i terreni disponibili, trasformandoli in orti ("orti di guerra"). Anche famiglia Macchi aveva un piccolo pezzo di terreno a ridosso della ferrovia, presso corso Venezia.

 



I Macchi nell'orto


A Sesto Augusto continuò la sua attività politica, mantenendo rapporti con gli anarchici: distribuiva volantini e per questo la polizia andò più volte a cercarlo in via Bergomi, senza mai trovarlo. Durante il fascismo, erano molte le incursioni della polizia al palazzone, perchè tanti tra gli operai della Breda erano antifascisti. La Resistenza sestese è nata in queste strade e le lapidi ricordano le molte vittime di questo periodo. Renzo racconta di quando vennero a cercare un operaio che in quel momento si trovava dal tabaccaio all'angolo. L'uomo non riuscì a salvarsi, perché un fascista residente nel palazzo fece la spia e la polizia lo trovò. In seguito fu portato a Mathausen da dove non fece più ritorno.

Per un certo periodo i Macchi, come molte altre famiglie, sfollarono per i bombardamenti, prima in Valle Imagna e poi vicino a S.Pellegrino Terme. Al loro ritorno la Breda assegnò ai Macchi una nuova casa, tra le villette costruite per gli impiegati, dove vive ancora oggi Renzo.


I Macchi davanti alla nuova casa di via Bergomi