Le storie di MUVI
     
 

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Altri...posti al sole
(per una breve storia della scuola del parco Trotter- di Fiammetta Auciello e Michele Dean.)



<< Anche a Milano il processo di industrializzazione, iniziato nell'ultimo quarto dell'ottocento per dispiegarsi nei primi anni del secolo successivo sino alla prima guerra mondiale, e che richiamava nella città nuova forza lavoro, si accompagna all'acuirsi di questioni sociali che, debordando dallo stretto ambito della fabbrica, dal rapporto di produzione e da quelle che oggi si chiamano (con intonazione ottimistica) relazioni sindacali, investono il crescente proletariato urbano: in primo piano i problemi delle abitazioni, delle condizioni igienico - sanitarie, dell'istruzione.
I diritti che la Costituzione della Repubblica riconosce, almeno in linea teorica, da più di mezzo secolo a tutti i cittadini (lavoro, salute, istruzione), sono per i sudditi di quello che allora era il regno d'Italia aspirazioni remote: per altro legittimate, e in qualche modo anche condivise, dalle preoccupazioni espresse da taluni settori della borghesia ambrosiana ispirati da motivazioni morali o religiose, o anche solo lungimiranti; non solo, si scopre per tempo che non basta porre rimedio a situazioni già pregiudicate, è necessario tentare interventi "a monte": i bambini, la scuola. Nascono la "profilassi sociale", la "medicina preventiva", che trovano nelle "scuole all'aperto", già sperimentate in altri paesi, una delle vie per combattere contro anemie, linfatismi, scrofolosi e per prevenire il flagello della tubercolosi.
In questi istituti tutte, o la maggior parte delle attività didattiche venivano svolte, condizioni meteorologiche permettendo, per l'appunto all'aperto, nell'aria e nel sole così poco frequenti nelle tradizionalmente anguste, umide e sovraffollate abitazioni dei ceti popolari.
La "Scuola all'aperto", si legge in un opuscolo (1913) del dottor Ambrogio Bertarelli "Primario all'Ospedale Maggiore di Milano", "strappando molti fanciulli al pericolo di crescere deboli e malaticci, di avere una virilità [maturità] fiacca e inoperosa, o di diventare presto dei veri malati, dei cronici, di peso alle amministrazioni pubbliche, rendono un grande servizio alla Società, esercitando una doverosa azione filantropica verso chi non ha la possibilità di difendersi da solo dai pericoli che lo minacciano": la prima delle scuole, promossa dalla associazione privata "Per la Scuola" (costituita da medici, insegnanti, privati cittadini ed enti e che si avvaleva dell'opera di un comitato di patronesse guidato dalla contessa Carla Visconti di Modrone, vice presidente Maria Pirelli) e dal Comune, viene inaugurata a Milano il 18 maggio 1913 in aperta campagna, nella "storica Villa della Bicocca" (il lettore incuriosito può trovare una vivida descrizione della villa in Lopez, G., Severgnini, S., Milano in mano, Mursia, Milano, 1999, pp. 435-436), gratuitamente concessa dalla immobiliare Società Quartieri Nord-Milano che aveva attrezzato a questo scopo aule, porticato, la amplissima loggia superiore ed il giardino.
I primi 60 scolari sono stati selezionati fra i bambini in condizioni di salute più precarie delle terze classi elementari delle scuole di via Dal Verme e di via Comasina, presso la quale si riuniscono alle 8 del mattino per essere poi portati in tram alla scuola, dove rimangono sino alle 17.30. Refezione e merenda, comprese nell'orario, integrano con efficacia, evidentemente, le spartane diete casalinghe, se alla conclusione del primo positivo esperimento i promotori manifestano piena soddisfazione: i piccoli ne hanno tratto giovamento per quanto riguarda il peso, la "crasi sanguigna" (oggi crasi ematica) e l'apprendimento scolastico.
Si andrà dunque avanti negli anni successivi e anche durante la prima guerra mondiale, malgrado le nuove emergenze (ondate di profughi investono Milano); così nel 1918 ci si adopera per salvaguardare l'esperienza rispetto alle esigenze militari, accogliendo anche bambini particolarmente cagionevoli, figli di soldati al fronte.


Questa prima esperienza milanese era nata dalla positiva prova data a Padova, nel 1905, da un ricreatorio all'aperto significativamente chiamato "Raggio di sole": "Casa del sole" sarebbe stato il nome, invece, di una nuova scuola all'aperto sorta nel maggio del 1922 a Turro, quella del Trotter di via Giacosa, voluta dall'amministrazione comunale della città ed entrata in funzione poche settimane prima dell'assalto fascista a palazzo Marino (agosto 1922).
Dopo la prima guerra mondiale, essendo impossibile al Comune di inviare al mare o in montagna i numerosissimi bambini delle famiglie povere, si era pensato di utilizzare il vasto spazio delle corse al trotto – non utilizzato durante il periodo estivo – per istituirvi una colonia cittadina di cure elioterapiche: in seguito l’intera area, 128.000 metri quadrati, circa la metà dei giardini pubblici di porta Venezia, ricca di prati e alberi, viene acquistata dall’amministrazione civica e destinata appunto alla nuova, stabile scuola all’aperto: la frequentano circa 1500 alunni, scelti all’inizio dell’anno dai medici scolastici fra gli iscritti agli istituti ordinari, e comprende l’asilo per i bambini più piccoli, la scuola elementare e corsi post-elementari, sicché i ragazzi ne escono a 12 anni.
Apposite vetture tranviarie raccolgono il mattino gli alunni in diversi punti della città, dove vengono riportati alla sera: nel corso della giornata si distribuiscono "due refezioni calde ed una merenda, secondo tabelle dietetiche fissate dai medici".
L’attività didattica si svolge in padiglioni "costruiti fra le folte macchie degli alberi, lontani uno dall’altro, perché ciascuno abbia d’intorno il maggior spazio d’aria, di sole e di verde" (citiamo da Milano, Rivista mensile del Comune, luglio 1931, p. 339 e sgg.; la scuola, nel frattempo, è stata nobilitata intitolandola all'erede al trono, Umberto di Savoja): in ogni padiglione vi sono quattro aule, spogliatoi, refettorio, sale di riunione per le maestre, ambulatorio medico, servizi igienici, docce e lavabi, mentre il riscaldamento è assicurato da un impianto di termosifone. Non solo, "poiché le lezioni, in via ordinaria, devono essere tenute all’aperto, ciascun’aula ha una dotazione di seggioline pieghevoli, di tavolette e lavagne e di quanto può servire per l’insegnamento fuori dalle aule".
Per la ginnastica, inoltre, sono disponibili due palestre coperte e una piscina di 1800 metri quadrati, mentre per gli "svaghi educativi" è possibile utilizzare un grande salone "ad uso teatro e cinematografo".
Se le lezioni " e le ricreazioni vengono alternate con la cura del sole fatta secondo le prescrizioni mediche", considerevole spazio è previsto, nell’organizzazione della scuola, alle "esercitazioni agricole". Non tanto, si legge, "per avviare i ragazzi all’agricoltura, chè figli di operai dell’industria e di artigiani saranno anch’essi domani lavoratori di città, quanto invece perché il lavoro agricolo fatto negli orti e nei frutteti della scuola , meglio si confà con gli scopi igienici e profilattici della istituzione.
Particolarmente curata è la preparazione al governo della casa nelle scuole femminili, che mirano a formare la buona massaia. Vi è perciò, oltre agli insegnamenti dei lavori femminili, una scuola sperimentale di cucina e una casa modello".
Ancora, all’interno del Trotter è in funzione un convitto che ospita stabilmente 160 ospiti, "fanciulli conviventi con genitori o altri famigliari affetti da forme tubercolari aperte, e quindi esposti al pericolo di contagio". Gli insegnamenti venivano impartiti da una cinquantina di maestre, "scelte fra le più giovani del corpo magistrale comunale", aiutate da vigilatrici , il tutto sottoposto al controllo di medici scolastici. Dalla metà di luglio a quella di settembre, cioè durante le vacanze, "la scuola ridiventa colonia di ricreazione, di riposo e di cura elioterapica", frequentata da 2400 giovani ospiti. >>

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