Le storie di MUVI
     
 

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<< Accanto alla raccolta di fotografie appartenenti ai patrimoni familiari e a piccoli archivi, MUVI, sia attraverso le trasmissioni domenicali su Radio Popolare, sia durante le sue "uscite" sul territorio, ha sempre sottolineato l'importanza del racconto orale e delle piccole grandi storie di vita quotidiana per "raccontare" le immagini raccolte. La necessità di recuperare le testimonianze orali è il punto di partenza anche della ricerca condotta da Giovanna Gulli sulla vita delle donne operaie milanesi all'interno di alcune fabbriche dell'area milanese negli anni '50.

STORIE DI VITA DI DONNE OPERAIE NELLE FABBRICHE MILANESI DEGLI ANNI '50. MEMORIA, IDENTITA', RUOLI

Questa ricerca ha lo scopo di analizzare quali furono le permanenze e quali i cambiamenti nell'ambito del ruolo, dell'immagine e dell'identità della donna lavoratrice nel periodo compreso tra la seconda guerra mondiale e gli anni '50, nell'area milanese. L'autrice ha cercato poi di rivolgere, attraverso l'uso delle fonti orali, un'attenzione più specifica all'esperienza quotidiana delle donne operaie, per indagare gli effetti del lavoro femminile in fabbrica sulla vita e la cultura materiale di chi lo ha svolto.

L'USO E L'IMPORTANZA DELLE FONTI ORALI

La ricerca si appoggia quindi su una serie di testimonianze orali, sollecitate da chi scrive. Sono state condotte e analizzate diverse interviste, che hanno permesso non solo di verificare "sul campo" aspetti del tema precedentemente indagato sulla letteratura disponibile, ma anche di approfondire aspetti che solo la testimonianza diretta può spiegare. Le storie di vita infatti emergono come strumento conoscitivo privilegiato per indagare condizioni di vita e di lavoro di gruppi sociali culturalmente legati più alla trasmissione orale delle esperienze che a quella scritta. In particolare attraverso le testimonianze dirette sono potuti emergere quei processi soggettivi che hanno a che fare con l'elaborazione di comportamenti, valutazioni, giudizi. Questo, a sua volta, ha permesso di rintracciare permanenze e cambiamenti dell'identità, autopercezioni e ruoli della donna operaia nel corso degli anni '50. La condizione lavorativa è una lente per guardare all'intera storia di vita: più che il periodo trascorso in fabbrica vale la pena di evocare, dall'infanzia alla senilità, una capacità di adattamento alle situazioni e alle mansioni. L'analisi delle interviste dunque, non si è concentrata unicamente sull'esperienza del lavoro in fabbrica, ma proprio nel tentativo di cogliere la complessità della vita delle operaie, si è sviluppata seguendo l'arco cronologico della loro esistenza.

IL RUOLO DELLA DONNA NELLA FABBRICA E NELLA SOCIETA' ITALIANA

Gli anni a cavallo tra i decenni '40 e '50 infatti, non solo furono cruciali sotto il profilo dello sviluppo economico del paese, rappresentando il passaggio tra la Ricostruzione e l'intenso sviluppo della seconda metà degli anni '50, ma furono anche fondamentali per quanto riguarda il cambiamento della posizione della donna all'interno della società (basti pensare all'introduzione del voto femminile), degli ambiti lavorativi (con l'ampliamento delle possibilità, soprattutto nel terziario), e della famiglia e ambiente domestico (in particolare con la rivoluzione dei consumi).
La guerra, il lavoro e la famiglia.
Inoltre le esperienze vissute durante la guerra e la lotta di Liberazione segnano una rottura drastica e repentina della divisione sessuale del lavoro, che porta masse di donne fuori da ruoli e settori tradizionalmente classificati come femminili, rendendole per la prima volta visibili con questa ampiezza in ambito non solo domestico. Il racconto delle donne, a differenza delle testimonianze maschili vistosamente individualizzate e concentrate sull'ambiente di lavoro, mette in scena diversità di contesti e di soggetti, trattando marginalmente le acquisizioni professionali; infatti non sembra che l'orgoglio di mestiere abbia un ruolo rilevante: non è che non compaia affatto, ma non è oggetto privilegiato nel racconto, non è adottato come elemento di identità.
La donna e la fabbrica. Eppure tra la fabbrica e la lavoratrice non si instaura solo un rapporto di subordinazione e strumentalità: i racconti delle intervistate esprimono, accanto ad un giudizio critico sull'esperienza di fabbrica, anche una valutazione positiva del passato. La necessità del lavoro genera appunto l'orgoglio di aver esercitato con sapienza le proprie capacità; il valore liberatorio del lavoro nobilita l'accettazione della disciplina; la solidarietà delle compagne restituisce al passato un calore che la vita fuori dalla fabbrica non ha. Una "carriera" operaia non viene cercata dalle donne; il lavoro, l'abilità lavorativa diventano premio a se stessi. Accanto a questo bisogna ulteriormente tenere conto dell'azione selettiva del presente sulla narrazione orale: il presente sovrappone idealità alle storie di vita che mescolano emancipazione e rinuncia. Un'acquisita coscienza femminista agisce come filtro della memoria, rivalutando ideologie e forme di vita sotto una luce diversa, continuità narrative che riprendono altri discorsi di donne, alla ricerca di valore e senso delle proprie esperienze. In una valutazione positiva del passato si esprime certamente anche un atteggiamento di autodifesa, che impone a ciascuno di affermare comunque un apprezzamento positivo per il proprio operato, pena una sorta di annullamento della propria identità. C'è tuttavia anche altro: la realtà di un lavoro che è liberazione dal bisogno e, malgrado e contro lo sfruttamento, realizzazione di sé. La "voglia di lavorare" assieme all'abilità, accompagna senza eccezioni tutte le testimonianze, anche se il lavoro , inteso come soddisfazione e realizzazione personale, ha premiato scarsamente le donne intervistate. In ogni caso, la particolare accezione del termine lavoro assunta dalle ex operaie è tanto ampia da comprendere ambiti e tempi della vita nei quali l'esperienza di fabbrica appare fatto non marginale, ma sicuramente circoscritto.

CONCLUSIONI

La ricerca condotta da Giovanna Gulli e le testimonianze raccolte permettono di verificare come ci sia, dall'infanzia alla maturità un costante riferimento e accettazione dei modelli di vita provenienti dall'ambito famigliare e dalla società, che propongono una continuità con i ruoli e l'immagine femminile della generazione che precede il gruppo di intervistate. Tuttavia le esperienze vissute in guerra, l'ingresso in fabbrica, l'avvio di una società dei consumi, cominciano a scardinare quel tipo di immagine, portando progressivi elementi di cambiamento nei caratteri dell'identità, dell'autopercezione, dei ruoli femminili, mutando le radici di comportamenti individuali e collettivi, di mentalità e cultura.

Nelle pagine di MUVI verranno ospitate alcune testimonianze rilasciate durante la ricerca da parte di alcune donne operaie, a proposito della vita di fabbrica, della propria esperienza di immigrazione in Lombardia, del proprio ruolo all'interno della famiglia e della società. >>