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Altre
storie
Il
Giorno della mamma
<<Non
ricordo con esattezza l'anno, doveva essere il 1959, ero in terza elementare
alla scuola di via Pisacane (zona Vittoria). Eravamo in classe, in un
giorno normalissimo di inizio primavera, quando viene fatto un annuncio
(avevamo l'interfono): tutte le classi dovevano recarsi immediatamente
in palestra perché il preside doveva parlarci del "giorno della mamma".

Il maestro Loretz ha una faccia stupita, ma si adegua, ci fa mettere in
fila e ci porta nella palestra. Il locale era grande, al secondo piano
di un edificio abbastanza vecchio, ma con tutte le classi radunate era
stracolmo di bambini curiosi e di insegnanti stupiti.
Su un palco improvvisato il preside Latronico, con un megafono impone
il silenzio. E' senza giacca, con il colletto sbottonato e le maniche
arrotolate, suda abbondantemente. Attacca un discorso sulla figura materna,
ma si interrompe di frequente, continua a asciugarsi il sudore con un
fazzoletto, ogni tanto grida per imporre il silenzio.
Nel discorso sulla mamma iniziano ad infiltrarsi frasi strane, citazioni
sulla guerra d'Africa, ricordi personali del deserto, del caldo africano.
I maestri si guardano, imbarazzati, ma non si muovono. I bambini iniziano
ad essere spaventati. Il preside continua, sempre più frammentario, sempre
più assurdo e sudato.
Il tempo passa ed è arrivata l'ora dell'uscita, quando suona la campanella
i bambini iniziano ad agitarsi, i maestri sono sempre più imbarazzati,
ma sempre immobili. Solo un bidello osa interrompere le farneticazioni
del preside, dice che i genitori sono sul portone della scuola che aspettano
l'uscita dei figli. Il preside, con la camicia quasi completamente sbottonata
urla nel megafono di non interrompere e anche il bidello si ritira.
Passa
ancora un eternità, tutti sono in silenzio assoluto tranne il preside
che continua a farneticare, anche i maestri iniziano ad essere spaventati:
l'edificio è vecchio, provato dai bombardamenti della 45, qualche cornicione
è già caduto, qualche soffitto ha già iniziato a perdere calcinacci. Il
pavimento della palestra per quanto tempo può sopportare il peso di tutte
le classi della scuola insieme? Dal corridoio che porta alla palestra
si sentono dei rumori, delle voci e finalmente, spintonando il povero
bidello, sulla porta si affacciano i genitori, furenti, che assalgono
i maestri e il preside.
Finisce l'incantesimo, i maestri fanno marciare le classi fuori dalla
palestra verso l'uscita, il preside si accascia e rimane imbambolato con
il megafono ancora acceso appeso al collo.
Sul Corriere, il giorno dopo, un trafiletto comunicava che il dr. Latronico,
reduce, ex ufficiale delle truppe italiane in Africa, si era ritirato,
per motivi di salute, dall'incarico di preside della scuola elementare
di via Pisacane ed era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Nell'inverno di quell'anno la maestra Maserati, all'uscita dalla scuola,
aveva tenuto a marciare sul posto per punizione tutta la sua classe (una
seconda elementare) sotto la pioggia. Però aveva commesso l'errore di
farlo davanti ai genitori che aspettavano. E' bastato l'anonimo grido
di :"piantala befana fascista!" per fargli perdere la bacchetta magica
dell'autorità.>>
Questa
storia è stata raccontata da Giorgio Borgonovi di Milano
(Tutte
le immagini di questa pagina sono consultabili, con didascalia e possibilità
di ingrandimento all'inetrno del database di Muvi, nella sezione 'Le sale')

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