Le storie di MUVI
     
 

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Il "Salone Sicilia"

<<Questa è la storia di mio nonno.
Mio nonno era un siciliano di Catania di buona famiglia e di chiare antiche origini normanne, visto che era alto biondo e con
gli occhi azzurri. Le antiche origini di sua moglie erano invece tipicamente isolane lei, infatti, era piccolissima con capelli ed occhi nerissimi. Alla buon'ora. Mio nonno e mia nonna avevano sette figli, cinque maschi e due femmine. Il nonno era titolare di una ditta di importazione/esportazione di laterizi, vivevano in uno dei più bei palazzi di Catania, in via Etnea ed erano molto felici. Soprattutto mio nonno, il classico padre padrone di tutto: ditta, moglie e figli.
Con l'arrivo della prima guerra i suoi tre figli maschi più grandi dovettero andare al fronte e lui rimase da solo nella ditta che cominciò a fare acqua perché i creditori, tutti presi dalla guerra, avevano del tutto cessato di pagare.
Mio nonno allora chiuse la ditta e, preso da una strana furia, facendosi accompagnare da mio padre, il figlio maschio più grande che gli era rimasto per casa (7 anni), venne a Milano in cerca di fortuna. Siamo nel 1915, non so com'era Milano allora, ma certamente penso che fosse molto difficile trovarvi la fortuna e mio nonno se ne rese subito conto.
Malgrado fosse in gravi difficoltà economiche e forse, anche esistenziali, tutte le mattine si recava dal barbiere. Una mattina capitò in una "barberia" in corso ventidue marzo al numero 30 (il negozio è ancora lì) dove, anziché un barbiere, c'era una "barbiera". Il marito era in guerra e lei non aveva voluto chiudere il negozio, anche perché era il suo unico mezzo di sostentamento. Mio nonno fu folgorato da un'idea: perché la barbiera non gli offriva un posto di lavoro. L'accordo tra il bellissimo siciliano e la bella (?) milanese fu subito fatto: un patto di mutuo soccorso che salvò il negozio del barbiere in guerra e salvò la famiglia di mio padre dalla fame.
Mio nonno, quindi, rimase a Milano con mio padre che nel frattempo viveva questa avventura nella più totale infelicità: senza la sua mamma e solo con questo padre di cui aveva una paura folle, era costretto a frequentare una scuola dove veniva trattato dai compagni, di cui non capiva l'idioma, come un alieno e per difendersi dalle aggressioni verbali e corporali, andava a scuola con un bastone infilato nei pantaloni. Probabilmente mio padre fu uno dei primi bambini che immigrarono dal Sud Italia.
Al ritorno dei figli dal fronte, mio nonno fece venire tutta la famiglia a Milano, aperse una barberia tutta sua, sempre in corso ventidue marzo, ma al numero 41 (anche questo negozio è ancora lì).
Si comprò una villetta in via Frappolli (la villetta non è più lì, al suo posto c'è una palazzo anni 60) e tutta la famiglia si integrò completamente nella vita milanese. Dei suoi figli, tutti diplomati in violino (non so perché questa scelta "monotematica" che mi ha fatto ereditare ben otto violini) due divennero ferrovieri e uno operaio. Il primo figlio, a causa della sua data di nascita passò da una guerra e da una prigionia all'altra e riuscì a tornare in Italia, definitivamente, solo nel '50, colonnello, ma ormai troppo vecchio per fare qualunque cosa che potesse renderlo minimamente felice. Delle figlie femmine non vi parlo perché la loro sorte, credo, ve la possiate immaginare.
I miei nonni morirono nel 1946, prima che li potessi conoscere. Mia nonna sopravvisse solo sei giorni al suo tanto amato marito. A mio padre toccò la barberia, lui veramente bravo violinista, faceva i capelli alle signore nel negozio e i concerti nel retro…… ma questa è un'altra storia.
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Questa storia è stata raccontata da Rosaria Di Stefano di Milano.

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