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I barconi sul naviglio Martesana
<<Il
naviglio Martesana.
L'idea dello scavo di un canale che collegasse Milano, attraverso l'Adda
e il Lago di Como, al nord dell'Europa, venne a Francesco
Sforza nel 1475 che commissionò la progettazione del Naviglio Martesana
all' architetto idraulico Bertola da Novate, affidabile per il fatto di
aver già partecipato ai lavori del Naviglio di Bereguardo. La realizzazione
di questa idea venne rallentata dalla storia: gli spagnoli in Lombardia
e le pestilenze. Infatti occorre aspettare il 1790 circa per trovare le
prime scritture che registrano la navigazione sulla Martesana e si riferiscono
alle "barche del sale" che, risalendo dal Po l'Adda, approdavano a Milano
in quella che adesso è la via Laghetto.
Il canale, lungo 38 chilometri, venne scavato tra il 1500 e il 1600 ed
è probabile che, al di là delle vicende annotate nei registri ufficiali
dei commerci, la gente del cassanese cominciò ben prima dell'800 a usufruirne
sia per l'irrigazione che per muovere le ruote dei mulini. Le colture
di quel territorio variavano dal grano al riso, da grossi boschi di castagni
alle viti, furono quindi scavati dalla Martesana i canali Zerbana, Leondoro
e Baraggette, che inondavano le marcite, e il Tereselle e il Grumo, che
irrigavano i vitigni di quel vino oggi "estinto" di nome Ryslin.
Arrivano
anche i barcelli o mezzane, barconi larghi simili alle chiatte, che il
genio militare usava per fabbricare i ponti di barche, fondo in noce,
fasciame pesante di legno di castagno o di rovere e con la barra del timone
quasi identica al timone degli aratri che si attaccavano ai buoi, prima
che venissero inventati i trattori.
Barconi che sembrano disegnati da un contadino che ha fatto il militare
nei genieri e che viaggiavano col solo moto della corrente da Trezzo verso
Milano, raggiungendola in 7/8 ore mentre per il ritorno, controcorrente
ce ne mettevano 12, trainati dal ciglio del canale da due cavalli, per
i quali vennero costruite stalle di ricovero lungo il percorso. La conduzione
dei barconi non era facile, soprattutto a pieno carico e quando si doveva
passare sotto alcuni ponti dall'arcata un po' stretta su cui si poteva
anche rovinare il barcone e perdere il carico.
La famiglia Legnani.
Una famiglia cassanese, i Legnani, fin dall'800 si mise in navigazione
da Cassano a Milano con una piccola flotta con cui venivano trasportati,
come racconta Carmen Mariuccia Legnani figlia di Luigi, uno degli ultimi
eredi di questa "dinastia di armatori", sabbia e materiali da costruzione
e il grano per i Mulini Mosca di Milano. La loro "stazione" intermedia
per il riposo
dei cavalli era nella attuale località Villa Magri, frazione di Cassina
de' Pecchi, dove c'era l'Osteria del Canun.
I fratelli Luigi, Ernesto, Carlo, Angelo e Pasquale Legnani ereditarono
alla morte del padre negli anni '20, una decina di barconi, che costituivano
l'azienda di famiglia tramandata dal bisnonno, e continuarono sino al
1946 questa attività con alcune interruzioni.
La prima avvenne quando tutti i fratelli furono chiamati alla Grande Guerra
del 15/18, da cui Luigi tornò con sei mesi di ritardo perché era stato
fatto prigioniero. Poi nel 1930 venne tolta l'acqua, abbassando la chiusa
di Concesa sull'Adda, da cui la Martesana nasce, per dare inizio alla
asfaltatura del canale. Il progetto comunque subì una brusca frenata in
occasione della guerra d'Abissinia promossa dal regime, che dovette spostare
oltremare risorse ed energie.
Il fermo dell'attività durò sei mesi ed ebbe un esito molto negativo per
la navigazione di Luigi Legnani, che nel
frattempo si era separato commercialmente dai fratelli costituendo ditta
a parte e tenendosi dell'intera flotta due barconi: la Biagina e il Duilio.
Non c'era più lavoro per i due gloriosi barconi, che finirono, dopo i
sei messi di messa in secca, nelle stufe come legna da ardere. Gli altri
fratelli, forti della flotta rimasta, continuarono l'attività sino alla
fine della II° Guerra Mondiale e all'arrivo della pace si riconvertirono
in trasportatori via terra con in carri prima e i camion poi. Purtroppo
non sappiamo i nomi degli altri barconi che continuarono sino 1946 l'andirivieni
su e giù per la Martesana, sopravvivendo alla secca prodotta dall'asfaltatura,
trasportando, oltre alle merci, anche allegre compagnie, gite di dopolavoro,
matrimoni e feste. >>
(La
storia ci è stata raccontata dalla lettrice Carmen Legnani, fonte
anche delle fotografie)
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